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Come cambia la disciplina dei licenziamenti dopo il decreto legge Agosto

Nella Gazzetta Ufficiale del 14 agosto 2020, n. 203 è stato pubblicato il decreto legge 14 agosto 2020, n. 104, recante “Misure urgenti per il sostegno e il rilancio dell’economia”.

Clicca qui per leggere l’atto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale

A mente dell’art. 14, decreto legge n. 104/2020, viene disposto che, ai datori di lavoro che non abbiano integralmente fruito dei trattamenti di integrazione salariale riconducibili all’emergenza COVID-19 ovvero dell’esonero dal versamento dei contributi previdenziali:

  • resta precluso l’avvio delle procedure, ex artt. 4, 5 e 24, legge n. 223/1991,
  • restano sospese le procedure pendenti avviate successivamente al 23 febbraio 2020, fatte salve le ipotesi in cui il personale interessato dal recesso, già impiegato nell’appalto, sia riassunto a seguito di subentro di nuovo appaltatore in forza di legge, di contratto collettivo nazionale di lavoro, o di clausola del contratto di appalto.

Andando nel dettaglio, a decorrere dal 15 agosto 2020, ai datori di lavoro che non abbiano integralmente fruito dei trattamenti di integrazione salariale riconducibili all’emergenza epidemiologica da COVID-19, resta precluso:

  • l’avvio delle procedure di licenziamento collettivo;
  • indipendentemente dal numero dei dipendenti, la facoltà di recedere dal contratto per giustificato motivo oggettivo.

Sempre dalla medesima data (15 agosto 2020) restano, altresì, sospese nei confronti dei medesimi datori di lavoro:

  • le procedure di licenziamento collettivo pendenti avviate successivamente alla data del 23 febbraio 2020, fatte salve le ipotesi in cui il personale interessato dal recesso, già impiegato nell’appalto, sia riassunto a seguito di subentro di nuovo appaltatore in forza di legge, di contratto collettivo nazionale di lavoro o di clausola del contratto di appalto;
  • le procedure di licenziamento individuale, determinato da ragioni inerenti l’attività produttiva, l’organizzazione del lavoro e il regolare funzionamento della stessa, presso i datori di lavoro aventi il requisito dimensionale della cd. “tutela reale”.

In ogni caso, i divieti e le sospensioni non si applicano:

  • nelle ipotesi di licenziamenti motivati dalla cessazione definitiva dell’attività dell’impresa, conseguenti alla messa in liquidazione della società senza continuazione, anche parziale, dell’attività, nel caso in cui nel corso della liquidazione non si configuri la cessione di un complesso di beni od attività che possano configurare un trasferimento d’azienda o di un ramo di essa (art. 2112 c.c.), ovvero nelle ipotesi di accordo collettivo aziendale, stipulato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, di incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro, limitatamente ai lavoratori che aderiscono al predetto accordo, ai quali è comunque riconosciuto il trattamento di NASpI;
  • per i licenziamenti intimati in caso di fallimento, quando non sia previsto l’esercizio provvisorio dell’impresa, ovvero ne sia disposta la cessazione. Nel caso in cui l’esercizio provvisorio sia disposto per uno specifico ramo dell’azienda, sono esclusi dal divieto i licenziamenti riguardanti i settori non compresi nello stesso.

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