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La pensione non dovrebbe essere una fuga dal lavoro

La questione delle pensioni è, da sempre, annosa quaestio per ogni governo che si è susseguito. In questi giorni il dibattito si è riaperto insieme a quello delle tanto note quote (100, 102 ecc.), eppure a me queste discussioni appaiono vecchie e polverose perché, come spesso accade, il problema è inquadrato in una prospettiva sbagliata.
Quello che appare da questi provvedimenti è che i lavoratori italiani non vedono l’ora di uscire dal lavoro, come se questo fosse una sorte di “prigione” da cui evadere prima possibile.

Non avrebbe più senso una discussione più articolata, ragionando su di un quadro teorico più consistente? Certo, è giusto che chi ha svolto per tutta la vita lavori usuranti possa lasciare in anticipo il lavoro, ma cosa fare con tutte le altre categorie?

Bisognerebbe cominciare a ragionare su veri processi di invecchiamento attivo e, dunque, su azioni che aiutino i lavoratori in uscita con forme di transizione dal lavoro al non lavoro, ad esempio mediante una riduzione dell’orario lavorativo negli ultimi anni e programmi di inserimento in attività alternative. La stessa trasmissione dei mestieri andrebbe progettata in maniera più approfondita, al fine di non disperdere competenze e capacità. Ci sono state proposte in tal senso di alcune Regioni, ma spesso i provvedimenti messi in campo con le cosiddette staffette generazionali si sono rivelati velleitari e poco concreti, non registrando risultati apprezzabili.

Veniamo ora all’opzione donna; anche questa non mi convince del tutto, perché più che una misura presa in favore delle lavoratrici sembra una sorta di risarcimento a posteriori. Si dovrebbero rivendicare politiche per la maternità quando i figli sono ancora piccoli, oltre a supporti veri alle famiglie durante lo svolgimento dell’attività lavorativa; non qualche mero risarcimento all’interno del trattamento pensionistico.

Quello che penso è che c’è davvero bisogno di programmi seri, che rendano la transizione positiva per i lavoratori e più in generale per la società.

Salvo Messina,
Presidente di Solco

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