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Tirocini Extracurriculari: storia di una riforma a metà.

Mancava la conferenza Stato Regioni, essenziale per completare l’iter della legge di Bilancio 2022 (specie sulle novità previste sui tirocini extra curriculari) che però è saltata a causa della crisi di Governo. Per questo, la riforma torna in un cassetto con buona pace di, quasi, tutti.

Perché è vero che venivano introdotti degli aspetti, come l’obbligo per l’azienda di corrispondere un’adeguata indennità al tirocinante (nel Lazio, ad esempio, da molti anni è fissata a 800€ al mese) oppure quello di contingentare il numero dei tirocini attivabili sulla base della grandezza dell’impresa ospitante.

Ma c’era davvero bisogno di limitare l’istituto alle sole fasce deboli del mercato del lavoro? Molti degli addetti ai lavori hanno discusso questa decisione, tanto che alcune Regioni avevano sollevato la questione di non legittimità.

Qualcuno sosteneva, inoltre, che lo strumento avesse perso la sua funzione formativa.

Ma, mi domando, il tirocinio era davvero più formativo in passato, quando solo un tirocinio su dieci si trasformava in un contratto di lavoro, o oggi in cui il 56% si trasforma in un lavoro a tempo indeterminato?

E mi domando ancora, in un contesto lavorativo a cosa deve servire la formazione se non a facilitare l’ingresso nel mondo del lavoro?

Se vogliamo davvero discutere nel merito, vanno condannati senza mezzi termini gli abusi e quelli che si approfittano di queste riforme per ottenere forza lavoro con basso salario, ed evitiamo di buttare il bambino insieme all’acqua sporca.

Voi cosa ne pensate?

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