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È ora che le indagini settoriali sulla domanda di lavoro vengano poste al centro delle politiche del lavoro e della formazione

La settimana scorsa l’Ente Bilaterale Turismo del Lazio (EBTL) ha presentato il Rapporto del primo semestre 2022 sulla domanda di lavoro nel settore, analizzata mediante i dati delle comunicazioni obbligatorie. Anche l’Ente Bilaterale del Terziario del Lazio (Ebit) da anni pubblica rapporti analoghi sul proprio settore.

Come noto, tutte le assunzioni (a tempo indeterminato, determinato, ora anche le prestazioni occasionali) devono essere attivate dopo una Comunicazione obbligatoria. Quindi si può essere certi che tutte le assunzioni vengano registrate in tempo reale. Non ci vuole molto per capire quali informazioni sull’andamento del mercato del lavoro si possono trarre da questi dati.

Domanda: pensate che – salvo rare eccezioni come gli Enti Bilaterali sopra menzionati – ci sia qualche Istituzione che interroghi questi dati per programmare vere politiche per la formazione ed il lavoro?

Nel caso specifico del Rapporto di EBTL, la lettura ci informa sul numero di contratti attivati, il tipo e la durata, ma anche le qualifiche e le professioni coinvolte. Ad esempio, nel Lazio emerge che nel confronto con il 2019 (utile perché antecedente alla pandemia), nel 2022 la crescita maggiore di domanda di lavoro sia concentrata nel settore delle mense, che ha raddoppiato il numero di attivazioni, mentre il comparto alloggio e ristorazione, su cui tradizionalmente si concentra l’attenzione poiché assorbe da solo circa il 90% della domanda, ha incrementato le attivazioni di solo il 2%. Sono dati di un’importanza vitale per programmare interventi a favore di un settore che sta tornando ai valori pre-pandemia nel Lazio. Ma quanti operatori del mercato del lavoro hanno letto questi dati e definito qualche strategia?

Qui purtroppo si continua a pestare l’acqua nel mortaio dell’offerta.

Con strumenti del tutto inadeguati, si tenta di coinvolgere i disoccupati in improbali percorsi di orientamento e di formazione senza alcun reale collegamento con la domanda effettiva. Resto convinto che bisognerebbe invece partire proprio da quest’ultima (dunque dalle comunicazioni obbligatorie) per coinvolgere l’offerta con programmi mirati.

Voi che ne pensate?

Salvo Messina,
Presidente di Solco

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