Gli occupati nell’Area Metropolitana di Roma hanno raggiunto nel 2023 la cifra di 1.819.000, con un incremento del 2,9% rispetto al 2022 (dati resi noti dalla Camera di Commercio). Dati molto importanti, che superano abbondantemente quelli pre-pandemici. Il tasso di occupazione si colloca al 65,3%, a fronte del 61,5% a livello nazionale.
Emerge un elemento significativo: contrariamente a quanto si tenderebbe a pensare, le migliori performance di crescita non si registrano nel settore terziario, dove l’occupazione è cresciuta del solo 2,1%; bensì nell’industria manifatturiera (+7,2%), nelle costruzioni (+8,6%) e in agricoltura (+13,1%). Certo, guardando alla composizione complessiva degli occupati la gran parte si concentra nel settore terziario (86,7%), ma sarebbe un errore sottovalutare quei settori economici che ancora alimentano l’economia del territorio.
Questo quadro ci porta a due considerazioni. Intanto siamo in presenza di una importante vitalità del nostro sistema economico, capace di crescere anche in assenza di politiche industriali degne di questo nome. Ciononostante, ben 4 imprese su 10 sostengono di fare molta fatica a trovare lavoratori da assumere. La scarsa performance del terziario in termini di crescita dell’occupazione è da imputare proprio alla difficoltà del settore ad attrarre risorse umane, sia sul versante delle qualifiche medio-altre che di quelle medio-basse.
Questa situazione dovrebbe indurre tutto il tessuto sociale e politico ad una riflessione, soprattutto autocritica. Le stesse associazioni datoriali dovrebbero ripensare la loro collocazione e le loro politiche: più che rappresentanza di interessi, oggi forniscono servizi di varia natura, certamente utili, ma che non riescono ad incidere sullo sviluppo e sulla crescita.
Bisogna fare un salto di qualità ed inventarsi qualcosa di nuovo. Nei prossimi giorni al Comune di Roma, presso l’Assessorato alle Sociali, si terrà un incontro con l’Ente Bilaterale del Turismo del Lazio. L’obiettivo sarà quello di avviare un progetto in cui coinvolgere le associazioni del volontariato che assistono le fasce sociali svantaggiate (immigrati regolari e disoccupati). Proprio questi soggetti, che più faticano ad intercettare le opportunità di inserimento, potrebbero essere interessati a proposte di lavoro da attivare nell’immediato, magari dopo brevi attività formative. C’è bisogno di connettere seriamente domanda ed offerta di lavoro, attività che continua ad essere trascurata nei nostri territori.
Salvo Messina
Presidente Solco