L’Inapp nei giorni scorsi ha pubblicato il suo primo Rapporto sulla Produttività nel nostro Paese. Il Rapporto rappresenta indubbiamente uno sforzo importante per fare il punto su questo importante fattore dell’economia. La produttività, come ben sappiamo, calcola quanti beni e servizi sono stati prodotti per ciascun fattore utilizzato (capitale, tempo, lavoro impiegato).
Intanto i dati confermano quello che si va dicendo da molto tempo e cioè che i tassi di crescita della produttività sono particolarmente lenti nel nostro Paese, a differenza di quello che succede in quasi tutte le altre Nazioni europee. Infatti negli ultimi 30 anni l’incremento medio annuo si è attestato sullo 0,2% a fronte dell’1,2% registrato nell’UE27.
È vero che nel nostro Paese in questi ultimi anni l’occupazione è continuata a crescere, ma è venuto il momento di chiedersi di che occupazione parliamo e della sua qualità. Nei fatti non crescendo la produttività in maniera adeguata, l’occupazione impiegata non può che essere più povera. E allora certo il dibattito sul salario minimo è importante, ma per remunerare meglio il lavoro sono necessarie politiche adeguate.
Infatti il Rapporto, molto opportunamente, sottolinea come per dare risposte utili sia necessario intervenire su un insieme di fattori che, tutti, concorrono all’aumento della produttività.
Parliamo di capitale tecnologico (digitalizzazione, ricerca), capitale umano (c’è una forte correlazione tra competenze professionali e produttività del lavoro), capitale intangibile (software, organizzazione aziendale, managerialità, etc.).
Poi non bisogna dimenticare la dimensione media delle aziende italiane, notevolmente più bassa di quella degli altri Paesi: questo ovviamente rappresenta un freno all’introduzione di innovazione nei processi.
Come dire: ci sarebbe bisogno di politiche industriali e di sviluppo, anche territoriali, ma non se ne vede nessuna traccia. La stessa pubblicazione del Rapporto non ha avuto una particolare attenzione (ho visto solo un articolo sul Sole 24 ore). Ma allora a che serve spendere soldi pubblici per fare ricerche, pubblicare Rapporti se poi non succede nulla?
Il tema non è facile ovviamente e magari diventa più semplice fare un po’ di polemica politica sul tema del giorno. Al contrario servirebbero proposte, dibattiti e partecipazione di tutti i soggetti che dovrebbero avere titolo su una questione così vitale per la crescita del nostro Paese.
Salvo Messina
Presidente Solco